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Questa sera stavo guardando alla tv Cadel Evans andare a vincere sul traguardo di Montalcino, quando una telefonata ha interrotto questo mio sabato ciclistico. Dall´altro capo del telefono, con una voce affaticata, mi risponde Marco Confortola, amico e alpinista valtellinese impegnato sulla difficile cima del Lhotse ( la quarta montagna più alla della Terra). Da circa un mese stavo seguento la sua nuova avventura in Himalaya che, a causa delle pessime condizioni meteo che lo tenevano inchiodato nella sua piccola tendina, aveva fatto segnare numerosi rinvii.La voce non solo è provata dalla fatica, ma è anche in bilico su emozioni contranstanti e fortissime. Trattiene le lacrime a fatica e mi racconta che poco sotto quota 8000 mt, a causa del freddo intenso ai piedi, ha deciso di rinunciare alla vetta. Aggiungerei "saggiamente" rinuanciato. Conosco abbastanza bene quel "selvadec" (così soprannominato - selvatico) per dire che questa è sicuramente stata la decisione più difficile della sua carriera. Dopo tutto il Lhotze era ben più di un 8000, era una grossa rivincita sulla vita e su chi lo aveva tanto criticato. Ma come gli cerco di dire, nell´emozione che nel frattempo mi sale, la scelta di fare marcia indietro gli rende onore più di qualunque altra vittoria.
Domani, da quella montagna, non scenderà solo un alpinista vivo, ma anche e soprattutto un Uomo.
Sono molto orgoglioso di lui.
Per saperne di più visitate il suo sito http://news.marcoconfortola.it/


